Le Regine di Anzano

anno:
2008

Con:
Antonella Bolzonello
Stefania Mazzocut
Monica Stella
 

regia: Carlo De Poi


 

Presentazione:

Non è una fiaba; piuttosto una favola, anche se la nostra Regina non è quella delle fate, ma è realmente esistita, nel 1800 ad Anzano di Cappella Maggiore. Si chiamava Regina Dal Cin ed era una straordinaria “drezhaoss” , talmente straordinaria da essere citata negli annali di una Università Statunitense. La Regina riusciva infatti a guarire, in pochi minuti ed in modo indolore, addirittura la lussazione dell'anca. Le cronache di allora raccontano come fosse difficile trovare ospitalità negli alberghi della zona, quasi sempre occupati dai malati che venivano a farsi curare. Volevamo racconatre la sua storia ma, mentre scrivevamo e provavamo lo spettacolo, ci sono parse più significative le storie, queste frutto di fantasia, delle tre donne che, in una sera d'estate del 1870, si stanno recando da lei per cercare la guarigione: Tre donne, tre zoppe, tre vite, violentate da un'invalidità che condiziona spietatamente le loro speranze nel futuro; tre donne, profondamente diverse tra loro, differenti anche nell'affrontare il dolore e la fatica di vivere; forse malate anche di un'altra malattia, che potremmo chiamare “lussazione dell'anima”. Riuscirà la Regina a guarirle, oppure il “miracolo” avverrà se...? Forse lo spettacolo è una metafora della fatica del vivere e della lotta per ritrovarne insieme la gioia. Tre è il numero che si nasconde e si infila tra le pieghe della struttura scenica di questo lavoro: tre le protagoniste e i loro percorsi di vita, tre gli elementi drammaturgici (scene classiche, immagini metaforiche, narrazione), tre le macchine teatrali (del vento, della pioggia, del tuono), tre i colori emotivi principali (umorismo, sofferenza, pietas) che hanno guidato la scrittura, tre le mancanze: fede, speranza e carità, tre i momenti...

Qualche nota di regia La rappresentazione nasce dal lavoro di scrittura collettiva di attrici e regista. Pone soprattutto domande; non riesce a dare risposte, se non parziali, precarie e temporanee; perché in fondo è questo quello che sentiamo oggi.

Speriamo che, condividendo le domande, si possano trovare insieme le risposte.