Il Circo di Carnera
...omaggio a Adriano

anno:
2009

Con:
Carlo De Poi
Antonella Bolzonello
Simone Carnielli
Stefania Mazzocut


Messa in scena:
Carlo De Poi

Presentazione:

Il nostro “Circo di Carnera”, assolutamente di fantasia, si ispira a quello della prima esperienza di Carnera; al piccolo circo francese dove lui si esibì, dal 1925  al 1928, quale improvvisato lottatore e da cui se ne andò per iniziare la carriera di pugile.
E lo spettacolo comincia proprio dopo il suo abbandono; dopo che lui, l'attrazione, il protagonista, il mattatore dello show ha abbandonato il gruppo.
Solo che, con lui, se ne sono andati via tutti: giocolieri, domatori, funamboli, acrobati...
Sono rimasti in quattro: uno stalliere senza animali, una cassiera senza cassa, una ballerina che non può ballare e un vecchio musicista che non suona più.
Attorno il deserto: sabbia solo sabbia; non un gesto, un suono, una luce, una parola...
Ma alle volte basta una nota, un sogno, un desiderio e forse si può ricominciare a lottare. Anche perché “si può perdere tutta la vita. Capita. L'importante è come si perde. Come.”


Il Circo ha accompagnato gran parte della vita di Primo Carnera, il gigante di Sequals, l'indimenticato pugile campione mondiale dei pesi massimi: dal 1925  al 1928 in Francia, quando si esibì come lottatore in un baraccone di spettacoli viaggianti; nel 1936 in Friuli quando lui stesso si fece impresario, assieme al “conte” Morello, di un'improvvisato e fallimentare “Circo di Carnera”; dal 1928 al 1960 in cui fu protagonista di incontri di boxe e di wrestling, altrettante forme circensi ante-litteram.
C'è anche un'altra figura che in qualche modo ci ha accompagnato in questo percorso: Federico Fellini, il grande maestro italiano affascinato dalla follia e forse dalla ambiguità e mostruosità del circo e della vita.



Ci siamo spesso chiesti se il nostro modo di far teatro non si avvicini a quello di uno strano circo che va in giro a raccontare storie.
E, d'altra parte, i nostri spettacoli di piazza, le collaborazioni con le Cirque Bidon, con  i giovani allievi della Scuola di Stato del Circo di Mongolia prodotti da Art Service, oltreché con i tanti artisti di strada incontrati nei 30 anni di vita del Collettivo, sono  dimostrazioni di quanto ci abbia affascinato ed attratto il mondo del circo.
Questo lavoro, allora, forse, racconta anche qualcosa della storia nostro gruppo.