Semmelweis
...non come una goccia trascinata dalla corrente...
anno:
2007

Atto unico di e con:
Carlo De Poi


Collaborazione alla messa in scena:
Paola Perin

dedicato a Dario e a Piero

Presentazione:


Nessuna vita dovrebbe essere dimenticata. Ma forse ce n'è qualcuna per cui il dovere di ricordare si fa più forte; quella di Filippo Ignazio Semmelweis è una di queste. Semmelweis è stato un uomo rivoluzionario, energico, geniale, che ha amato fortemente la vita, che ha cercato  impetuosamente, generosamente, di aiutare il suo prossimo e che da questo suo amore straordinario è stato travolto, distrutto nella mente e nel cuore.
La sua vita ha tutti i segni della tragedia greca, dell'impossibilità di modificare un drammatico destino già stabilito dalle regole della storia e del suo tempo. Semmelweis appartiene alla generazione europea che, nella prima metà del 1800, tenta di mutare, nella medicina come nella scienza,  nella politica come nell'ordinamento sociale, uno stato delle cose obsoleto e retrivo che alla fine verrà sì cambiato ma, come quasi sempre, a costo di tante vittime sacrificali.

Agli inizi del 1800 l'infezione puerperale miete migliaia di vittime fra le madri ricoverate nelle cliniche ostetriche di tutta Europa.
Il terribile morbo è causato dalla quasi totale mancanza di igiene; è infatti “normale”, per i medici di allora, praticare la dissezione dei cadaveri e, subito dopo, senza nemmeno lavarsi le mani, “esplorare” le puerpere, infettandole irrimediabilmente.
Filippo Ignazio Semmelweis, giovane e geniale medico ungherese, nel 1847, a soli 29 anni, dopo pochi mesi dal suo incarico quale assistente nella clinica ostetrica dell'Ospedale Generale di Vienna, inventa un elementare ma efficacissimo metodo di profilassi: il lavaggio delle mani con una soluzione di cloruro di calce. Per oltre un anno e mezzo la febbre puerperale a Vienna è sconfitta.
Ma la scoperta non gli porta né riconoscimenti, né lodi, né onori. Anzi verrà minimizzata, osteggiata ed alla fine rifiutata da gran parte degli ostetrici del suo tempo. A Semmelweis, dopo due anni, non verrà rinnovato l'incarico di assistente.
La vita per lui diverrà un inferno e lo porterà, dopo la follia, ad una morte orribile in un manicomio viennese nel 1865.
Solo trent'anni più tardi, grazie all'analisi microbiologica, Pasteur dimostrerà che Semmelweis aveva ragione.
Oggi nell'Ospedale di Vienna, dove Filippo Ignazio Semmelweis ha fatto la sua straordinaria scoperta, c'è una targa in sua memoria, ma quasi nessuno fra  medici e studenti si ricorda di lui.

Qualche nota di regia

In scena solamente due sedie.
Due come la nascita e la morte: i due momenti del parto con cui Semmelweis ha lottato.
Due come i padiglioni delle cliniche ostetriche dell'Ospedale Generale di Vienna dove ha operato e dove ha realizzato la sua straordinaria scoperta.
Due come le sue personalità; quella entusiasta, generosa, altruista, della gioventù e quella ossessionata dalla ricerca della verità, introversa, aggressiva, che esploderà assieme alla follia nella maturità e nella precoce vecchiaia.
Due come le possibili strade che ognuno di noi si trova spesso a scegliere ai bivi della vita...
Fra le due sedie il narratore si muove nel labirinto della memoria percorrendo le tappe significative di una vita inquietante e terribile.

Scheda Tecnica


Scatola nera Spazio Scenico minimo: mt 6 x 4.  Attacco elettrico: 10 Kw trifase 3F + N + T


dedicato a Dario e a Piero

Nessuna vita dovrebbe essere dimenticata. Ma forse ce n'è qualcuna per cui il dovere di ricordare si fa più forte; quella di Filippo Ignazio Semmelweis è una di queste. Semmelweis è stato un uomo rivoluzionario, energico, geniale, che ha amato fortemente la vita, che ha cercato  impetuosamente, generosamente, di aiutare il suo prossimo e che da questo suo amore straordinario è stato travolto, distrutto nella mente e nel cuore.
La sua vita ha tutti i segni della tragedia greca, dell'impossibilità di modificare un drammatico destino già stabilito dalle regole della storia e del suo tempo. Semmelweis appartiene alla generazione europea che, nella prima metà del 1800, tenta di mutare, nella medicina come nella scienza,  nella politica come nell'ordinamento sociale, uno stato delle cose obsoleto e retrivo che alla fine verrà sì cambiato ma, come quasi sempre, a costo di tante vittime sacrificali.

Agli inizi del 1800 l'infezione puerperale miete migliaia di vittime fra le madri ricoverate nelle cliniche ostetriche di tutta Europa.
Il terribile morbo è causato dalla quasi totale mancanza di igiene; è infatti “normale”, per i medici di allora, praticare la dissezione dei cadaveri e, subito dopo, senza nemmeno lavarsi le mani, “esplorare” le puerpere, infettandole irrimediabilmente.
Filippo Ignazio Semmelweis, giovane e geniale medico ungherese, nel 1847, a soli 29 anni, dopo pochi mesi dal suo incarico quale assistente nella clinica ostetrica dell'Ospedale Generale di Vienna, inventa un elementare ma efficacissimo metodo di profilassi: il lavaggio delle mani con una soluzione di cloruro di calce. Per oltre un anno e mezzo la febbre puerperale a Vienna è sconfitta.
Ma la scoperta non gli porta né riconoscimenti, né lodi, né onori. Anzi verrà minimizzata, osteggiata ed alla fine rifiutata da gran parte degli ostetrici del suo tempo. A Semmelweis, dopo due anni, non verrà rinnovato l'incarico di assistente.
La vita per lui diverrà un inferno e lo porterà, dopo la follia, ad una morte orribile in un manicomio viennese nel 1865.
Solo trent'anni più tardi, grazie all'analisi microbiologica, Pasteur dimostrerà che Semmelweis aveva ragione.
Oggi nell'Ospedale di Vienna, dove Filippo Ignazio Semmelweis ha fatto la sua straordinaria scoperta, c'è una targa in sua memoria, ma quasi nessuno fra  medici e studenti si ricorda di lui.
Note di Regia.
In scena solamente due sedie.
Due come la nascita e la morte: i due momenti del parto con cui Semmelweis ha lottato.
Due come i padiglioni delle cliniche ostetriche dell'Ospedale Generale di Vienna dove ha operato e dove ha realizzato la sua straordinaria scoperta.
Due come le sue personalità; quella entusiasta, generosa, altruista, della gioventù e quella ossessionata dalla ricerca della verità, introversa, aggressiva, che esploderà assieme alla follia nella maturità e nella precoce vecchiaia.
Due come le possibili strade che ognuno di noi si trova spesso a scegliere ai bivi della vita...
Fra le due sedie il narratore si muove nel labirinto della memoria percorrendo le tappe significative di una vita inquietante e terribile.
Scheda Tecnica
Scatola nera Spazio Scenico minimo: mt 6 x 4.  Attacco elettrico: 10 Kw trifase 3F + N + T
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